E' stato ufficialmente incaricato, alla unanimità, il giorno 19 durante un vertice informale dei Capi di Stato e di Governo della UE.
Secondo il quotidiano belga "De Tijd" la decisione di candidare Van Rompuy è stata presa in effetti una settimana prima, durante una cena a porte chiuse nel Castello di Val Duchesse, alle porte di Bruxelles. A organizzare la cena, cui ha partecipato lo stesso Van Rompuy, il famoso Gruppo Bilderberg. C'è stata anche l'inefficace osservazione in sede parlamentare europea di Borghezio.
L'unanimità e la grande compattezza delle dichiarazioni ufficiali di entusiasmo e appoggio dei Capi di Stato non bastano tuttavia a non far emergere un po' di diffidenza nella stampa estera, sia per la nomina di van Rompuy, che per quella di "Mrs Pesc" (Catherine Ashton). Perfino la stampa inglese parla di scelta oscura benché necessaria. Il Financial Times parla di scelte di basso profilo e sospetta che questo significhi il voler rimandare la centralità delle scelte europee. L'Herald Tribune parla di «personaggi semisconosciuti con una scelta minimalista», il Bild titola «la Ue cerca reputazione e fama ma si mette d'accordo su due signor Nessuno», scettici moltissimi altri quotidiani Guardian, Daily Mail, Spiegel, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Liberation, insomma un po' di tutte le nazionalità. Anche El Pais parla di «due figure grigie e di basso profilo». Solo Le Figaro usa toni meno critici per Van Rompuy, citandolo come cinico e come «un uomo discreto, avvezzo all'arte del consenso». Il Wall Street Journal si è chiesto se non sarebbe meglio chiamare gli europei a un'elezione diretta per eleggere il primo presidente Ue, ben sapendo che perfino la Costituzione Europea fu bocciata anni fà (e si appresta a tornare in vigore travestita da Trattato).
Insomma predomina la lettura di una scelta condotta per non avere una posizione europea forte.
La scelta di una britannica per il ruolo di rappresentante della politica estera europea (PESC= affari esteri e politica di sicurezza comune) riesce comunque a lasciare perplessi, in effetti il Regno Unito è uno dei Paesi meno europeisti, basti pensare che non ha ancora accettato la moneta comune.
I giornali italiani non brillano per acutezza di analisi, con superficiale banalità riconoscibile perfino nei titoli e non và meglio neanche nelle vignette:
"Italia e D'Alema battuti da Brown" (la stampa)
Un leader haiku per l'Europa (ilsole24ore)
Van Rompuy nominato presidente Ue, / la Ashton è il nuovo ministro degli Esteri (corriere.it)
Ue, Van Rompuy presidente / l'inglese Ashton agli Esteri (Avvenire)
Unione Europea: D'Alema entra Papa ed esce cardinale (Panorama)
Insomma i "big" della politica europea non entrano personalmente nei ruoli chiave della UE post Trattato di Lisbona. Non ci credono abbastanza e non vogliono "bruciarsi" in una avventura? Oppure sono, al contrario, troppo ingombranti, e non ce li hanno voluti? O ancora, aspettano il dopo crisi, per non prendere decisioni impopolari ma necessarie, e che verranno prese dai due sconosciuti or ora nominati?
Sulle competenze e capacità tecniche dei due "sconosciuti" non abbiamo dubbi, ma è considerata debole la loro capacità di leadership politica.
Ci chiediamo allora: chi comanda veramente nell'Unione Europea?